Dottoressa Gaia Bergamaschi

Psicologa Psicoterapeuta iscritta all’Ordine Psicologi Lombardia n.18966 , esercita la sua professione a Milano c/o lo studio Jyotir, all’interno del quale si dedica anche all’insegnamento dello yoga. Specializzatasi in psicologia del sé e psicoanalisi relazionale con l’istituto IsipSè, il suo intento è quello di lasciarsi guidare dai nessi teorico-pratici di tale orientamento in coniunctio con gli elementi salienti della psicologia analitica junghiana, che sta approfondendo c/o il Centro Italiano di Psicologia Analitica CIPA grazie ad un ulteriore progetto formativo; è socia della Società di Analisi biografica ad orientamento filosofico, SABOF. Secondo C.G. Jung la psiche umana è stata costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo, accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima. Il cuore della terapia junghiana è rappresentato dal lavoro “sul” e “con” il simbolo, grazie al quale lo sviluppo creativo emerge dall’inconscio, accompagnando gli esseri umani nei rispettivi processi di individuazione, che oltre a figurare come dei percorsi intrapsichici di integrazione, si manifestano anche come dei procedimenti relazionali.
Nell’ambito della sua attività professionale, la dottoressa si impegna a donare un adeguato supporto psicologico a tutti gli individui che stanno attraversando delle fasi esistenziali critiche e/o sono affetti da delle sofferenze psicologiche di varia natura. In tale percorso interiore, è importantissimo riconoscere il coraggio di esplorare le contraddizioni e le contrapposizioni che potrebbero emergere, comprendendo come l’energia vitale scaturisca e prenda avvio proprio da quegli spazi di dolore profondo.
All’interno della diade terapeutica particolare attenzione viene rivolta alle configurazioni relazionale che ivi si sviluppano e alle dimensioni quali il sè, l’io, i fenomeni coscienti, l’inconscio personale, l’inconscio collettivo e lo spazio interstiziale tra gli stessi.
In quello spazio nasce e si evolve la relazione di aiuto che sottende l’attività clinica, implementata oltre che con il Colloquio clinico e l’analisi dei sogni, anche attraverso degli interventi di Yogaterapia ad hoc e con l’applicazione della tecnica EMDR laddove sia auspicabile.
Il Sé è concepito come il principio unificante della psiche e come il telos del cammino umano; come affermava C.G. Jung: “Il Sé non è soltanto il centro, ma anche l’intero perimetro che abbraccia la coscienza e l’inconscio insieme; esso è il centro di questa totalità, così come l’io è il centro della mente cosciente”. Da un lato esso riunisce gli oggetti dell’esperienza e quindi i fenomeni della coscienza, dall’altro presuppone i contenuti e i fattori dell’inconscio.
Oltre all’inconscio personale che racchiude i contenuti rimossi nonché il materiale psichico che non può raggiungere la soglia della coscienza, Jung ha introdotto il rivoluzionario concetto di inconscio collettivo, che contiene tutti i residui delle funzioni filogenetiche di percezione e di adattamento nonché le immagini primordiali archetipiche.
Si sottolinea come l’analisi sia uno dei luoghi privilegiati del processo di individuazione, ma non è mai l’unico! Le strade e i modi di percorrerlo sono molteplici. Grazie all’ascolto empatico e alla sintonizzazione affettiva, il supporto psicologico più autentico può orientare gli individui verso la scoperta di affascinanti e nuovi significati esistenziali, creando un vero e proprio spazio sacro tèmenos nella propria anima.

Il processo terapeutico

Secondo la psicologia junghiana, il processo terapeutico è uno strumento attraverso il quale l’individuo può entrare in contatto con il proprio potenziale creativo. Grazie alla formazione dei simboli, i nuclei creativi dell’inconscio divengono accessibili alla coscienza, e transitano da uno stato di “potenza” ad uno stato di “atto”, promuovendo lo sviluppo creativo della personalità.
Nel processo terapeutico è importante guidare l’individuo verso il riconoscimento dei rispettivi principi organizzativi; laddove essi appaiano disfunzionali, grazie al clima di intersoggettività creato con lo psicoterapeuta, l’individuo avrà l’opportunità di esperire dei principi di funzionamento alternativi. Gli orizzonti emozionali potranno così essere ampliati ed arricchiti, generando delle forme di vitalità foriere di nuovi significati. Il dolore di per sé non deve essere considerato come una patologia. E’ l’assenza di una adeguata responsività alle sue reazioni emozionali che può rendere esse stesse intollerabili, trasformandole in delle sorgenti di stati traumatici e psicopatologici. Attraverso una buona alleanza terapeutica l’individuo può condividere i propri stati affettivi lasciandosi accompagnare nei rispettivi cicli di riorganizzazione del proprio nucleo funzionale esistenziale.

Gli Ambiti di Intervento

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