Psicologa e Psicoterapeuta
Le imagines psichiche ed il viaggio verso l’ábaton di Esculapio
“Parlo per immagini…
Non posso infatti esprimere in altro modo
le parole che vengono dal profondo”.
C.G.Jung, Libro Rosso
L’arte di immaginare e di creare delle immagini permea i viaggi dell’anima arricchendoli e amplificandoli e/o semplicemente accompagnandoli nel silenzio sacro di un momento di raccoglimento.
L’immagine sottende la pratica dello Yoga dell’azione (karma), dello Yoga devozionale (bhakti), e dello Yoga della conoscenza (jñana).
Gli āsana sono delle forme (rūpa) che possono essere esperite e ricordate sotto forma di immagini corporee, motorie ed energetiche. Gli āsana stessi possono incrementare l’arte di immaginare e/o di relazionarsi attraverso le immagini. Si viene pertanto a creare uno scambio vicendevole tra l’asana come immagine e l’asana come immagine foriera di nuove immagini. La creatività nutre l’umana attitudine immaginifica. Come afferma Marilia Albanese “l’āsana è nāma-rūpa, espressione di forma ed essenza, ove la forma, rūpa, è la postura e l’essenza, nāma, è la risonanza profonda indotta dalle connessioni mitiche espresse nel nome dell’āsana”.
Facendo assumere alle posture yogiche le sembianze di posture emotive ed affettive, si giunge a comprendere l’essenza vitale dell’immaginazione stessa. Carl Gustav Jung affermava che l’immaginazione apre le porte a delle esperienze profonde del Sé, rendendo attuabile la formazione stessa del Sé. Ricordo come in termini junghiani il sé corrisponda alla psiche nel suo insieme ovvero ad una entità in cui si realizza l’unificazione della coscienza e dell’inconscio, integrando i vari aspetti della personalità.
L’arte di immaginare e di creare delle immagini può accompagnare dei percorsi psicoanalitici e/o di supporto psicologico aiutando l’analista e il paziente a raggiungere degli stati psichici in cui entrambi sperimentino la fluidità dell’essere e del divenire sciogliendo ciò che è pietrificato nei corpi di dolore senza speranza. Da ciò emergono ancora una volta delle chiare corrispondenze con quanto si possa vivere in una pratica yogica, in quel tempio speciale in cui dimorano corpo, mente e spirito.
L’inconscio si esprime in modo simbolico attraverso le immagini; per congiungerci con le nostre intime peculiarità apprendiamo l’arte di dialogare con le immagini del nostro mondo interiore per esempio attraverso l’analisi dei sogni. Come afferma Augusto Romano, “attraverso i sogni è possibile un ritorno alle origini, alle radici che inizialmente nutrirono l’io, al fine di attingervi nuovi significati e nuove ragioni di vita. ..poi si metteranno in moto vicende di emersione, re-immersione e di nuova emersione, in cui le figure che si vanno incontro sono l’Io e l’inconscio, i luoghi abitati e le ingens sylva”. E l’amato Dante nel XXVIII Canto del Purgatorio recitava: “Vago già di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva, ch’a li occhi temperava il novo giorno”.
Uno dei pilastri della psicologia analitica junghiana è l’immaginazione attiva, un metodo la cui elaborazione è strettamente collegata al lavoro che Carl Gustav Jung compì su sè stesso negli anni 1912-1917; in tale periodo egli attraversò una profonda crisi interiore di cui si è avuta una diretta e viva testimonianza grazie alla pubblicazione postuma del Libro Rosso.
L’immaginazione attiva viene descritta da Jung come una tecnica di meditazione in cui i contenuti del proprio inconscio vengono tradotti in delle immagini con cui si entra in un rapporto dialettico e creativo. A titolo esemplificativo qualora un praticante stesse registrando la visualizzazione parlata di una scena teatrale, il metodo della immaginazione attiva comporterebbe l’osservazione della scena da parte del praticante, l’osservazione dei cambiamenti che si attuano entrando in rapporto dialogico e consapevole con tali elementi esprimendo per così dire una terza via. L’immaginazione interviene attivamente affinchè i contenuti inconsci si esprimano grazie all’intervento della mente cosciente.
Lo stesso Jung la concepisce come una forza immaginativa pura, che integrando le immagini consce ed inconsce dà vita ad un’opera di sintesi in cui la distanza tra gli stati di sogno e di veglia a poco a poco si assottigliano. Il metodo che richiede di non dare potere al sapere erudito ed intellettuale ma a di lasciar accadere ed emergere, venendo a patti con l’inconscio si suddivide in cinque fasi, secondo quanto riportato da Antonella Adorisio[1]:
L’immaginatio, anche quella che non rientra nel metodo della immaginazione attiva, è una attività fisica, mentale ed energetica; un estratto di forze vive simili a quelle che sottendevano il processo alchemico…”l’alchimista entrava in rapporto non solo con l’inconscio ma direttamente anche con la sostanza che sperava di poter trasformare tramite l’immaginazione[2]!”.
Come afferma Ferdinando Testa, l’attività immaginativa non è una speculazione metafisica né un allontanamento del reale, avendo essa stessa una propria struttura epistemologica, clinica e terapeutica. Le immagini e i sogni testimoniano la presenza di una fons inesauribile che funge da nutrimento della psiche accanto alle emozioni, alle idee e alle azioni[3].
Ri-incamminandoci verso il sentiero yogico, potremmo ipotizzare quest’ultimo come una possibilità espressiva grazie alla quale entrare in coniunctio con l’inconscio alla stregua di quanto esposto nella seconda fase dell’immaginazione attiva e/o annoverarlo come un ulteriore stazione energetica da raggiungere dopo un esperimento di immaginazione attiva.
In questo ultimo caso la focalizzazione e l’attenzione ekagra in un punto, condurrebbero alla fase di concentrazione descritta da Patañjali negli Yoga Sūtra, Capitolo III, verso 1: Deśa bandhaḥ cittasya dhāraṇā: la concentrazione consiste nel fissare la mente su un unico oggetto; l’attenzione è la localizzazione della mente.
Tale stato funge da conditio sine qua non per la meditazione, celebrata negli Yoga Sūtra, Capitolo III, verso 2: Tatra pratyaya ekatānatā dhyānam: Il flusso ininterrotto di percezioni tra la mente e gli oggetti costituisce la base della meditazione. La meditazione è l’uniformità della rappresentazione ad essa relativa.
Da quanto è emerso precedentemente si intuisce come le immagini, l’immaginazione attiva e lo Yoga, alimentando un dialogo reciproco, possano contribuire ad un processo di rinascita interiore e di individuazione significativi. Il linguaggio parlato dalle immagini è stato il più ancestrale e potente mezzo di comunicazione dell’umanità, di diffusione e di perpetuazione della cultura.
Il regno delle imagines psichiche se canalizzate propriamente all’interno di un percorso di crescita interiore attraverso lo Yoga e/o la psicoanalisi e/o altre forme di terapia, può avvicinare l’umano all’intima essenza rappresentata dall’anima, disinnescando i condizionamenti mortiferi dettati dall’incapsulamento rigido che deriva dall’assuefazione ad una superficialità di false immagini.
Tutti dovremmo forse esercitarci nell’arte di visualizzare, immaginare ed accogliere le immagini un po’ alla stregua di chi si recava ad Epidauro nell’ábaton del tempio di Esculapio attendendo il sogno terapeutico nel regno che dimora tra la materia e lo spirito, tra la vita e la non vita, in un eterno ritorno!
[1] https://quadernidiculturajunghiana.it/limmaginazione-attiva-origini-ed-evoluzione/
[2] C.G. Jung (1944), Meditazione e Immaginazione, in Opere, Vol XII, Bollati Boringhieri, Torino 1988, pag. 271.
[3] F. Testa (2019), La clinica delle Immagini, Moretti&Vitali, Bergamo, pag. 206.
Questo sito utilizza cookie tecnici necessari al suo funzionamento.
Non utilizziamo cookie di profilazione o di terze parti.
Puoi accettare, rifiutare o personalizzare i cookie premendo i pulsanti desiderati.
Chiudendo questa informativa continuerai senza accettare.